>ANSA-INTERVISTA/ 'Nè Lula, nè Bolsonaro hanno un progetto per il Brasile del futuro'
Matarazzo, industriale e ex ambasciatore a Roma, 'cruciale il rapporto con l'Ue'
(di Marcello Campo) "Nè Lula, nè Flavio Bolsonaro hanno un progetto serio per il Brasile: nessun programma futuro, solo ideologie del passato". E' molto severo il giudizio sui due candidati in lizza da parte di Andrea Matarazzo, industriale, ex ministro, ex ambasciatore a Roma tra il 2000 e il 2002, vice presidente della Fiesp, la Confindustria di San Paolo. La sua famiglia è una delle più influenti dell'intero Brasile: un suo antenato, il Conte Francesco Matarazzo, era denominato il Rockefeller dell'America Latina per essere stato capace di fondare un impero economico. "Oggi - osserva conversando con l'ANSA - la sfida è tra uno che non sa nulla di governo, non ha alcuna esperienza, e con un passato molto nebuloso, per usare un eufemismo. L'altro ha 80 anni, tre volte presidente, ma non ha mai lavorato per controllare i conti pubblici. Non hanno detto quello che faranno: nessun programma, solo molta ideologia". "Ed è un peccato: il Brasile - prosegue Matarazzo - dovrebbe approfittare delle grandi opportunità che ha davanti. In un momento di grandi cambiamenti, possiamo avere un ruolo importante, ma non siamo in grado perchè nessuno discute del futuro del Brasile, manca una pianificazione". Matarazzo non ha la ricetta in tasca ma dice che sarebbe importantissimo dare dei segnali forti al mercato su due fronti: "Il primo a favore di una seria stabilità giuridica e della certezza del diritto. Oggi nessuno ha fiducia nella giustizia nè dentro, nè fuori del Paese. Quindi bisogna lavorare all'equilibrio dei conti pubblici. Solo così si terrebbe sotto controllo l'inflazione e si terrebbero bassi i tassi di interesse. Oggi non c'è un problema di inflazione o di occupazione, tuttavia bisogna sempre impegnarsi a migliorare la percezione di un Paese, la sua credibilità. L'economia va bene ma senza una prospettiva forte e seria ci allontaniamo dal mondo sviluppato, rischiamo di non avere investimenti esteri. E voto dopo voto veniamo percepiti ancora come un Paese problematico". In questa chiave il rapporto tra Brasile e l'Europa e l'accordo Ue-Mercosur è cruciale. "Chiunque vinca deve continuare ad andare avanti lungo questa strada. Immagino che gli Usa potrebbero spingere Milei a frenare sull'accordo, ma per il Brasile è cruciale avere con il mercato europeo un rapporto fortissimo, sia per la nostra industria sia per l'agricoltura. Poi per importare tecnologia dell'Europa, attraverso joint ventures, con imprese piccole e medie italiane, per esempio". Anche l'Ue teme che una eventuale vittoria di Bolsonaro possa avvicinare il Brasile agli Usa a scapito dell'Ue. "Il problema non è avvicinarsi agli Usa. Quello che non possiamo è essere sottomessi agli Stati Uniti. Le élite industriali brasiliane sono consapevoli dell'importanza di mantenere un rapporto forte con l'Ue e in particolare con l'Italia. Il Ministro Tajani è stato di recente, insieme a Confindustria, graditissimo ospite alla Fiesp, che è praticamente la Confindustria brasiliana, che rappresenta il 60% dell'industria del Paese. Ha visto quanto vogliamo rafforzare sempre di più la collaborazione con le imprese italiane. Il Brasile ha bisogno di più libertà d'impresa, di ridurre il tasso di interessi, ridurre il debito pubblico, ridurre il carico fiscale".
O.Moreno--GM