Globo Madrid - Prima fase di formazione in Marocco e lavoro in Italia per i lavoratori per l'acciaio

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Prima fase di formazione in Marocco e lavoro in Italia per i lavoratori per l'acciaio
Prima fase di formazione in Marocco e lavoro in Italia per i lavoratori per l'acciaio

Prima fase di formazione in Marocco e lavoro in Italia per i lavoratori per l'acciaio

Arrivati i primi trenta, progetto di Riconversider e Umana nell'ambito di Thamm Plus

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"Dopo la prima fase di selezione e formazione realizzata in Marocco, arrivano in Italia i primi 30 lavoratori coinvolti in 'Ponti d'acciaio - Percorsi di mobilità internazionale per la siderurgia italiana'. Il progetto promosso è da Riconversider, l'ente di formazione e consulenza di Federacciai, insieme a Umana, tra le principali agenzie per il Lavoro in Italia, "per rispondere ai fabbisogni di competenze della siderurgia italiana". L'iniziativa - spiega una nota - si sviluppa nell'ambito di Thamm Plus, progetto finanziato dall'Unione Europea e approvato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, implementato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, con il coinvolgimento di alcune Regioni, per "favorire una migrazione qualificata, regolare e sostenibile tra il Nord Africa e l'Italia". Il percorso è iniziato in Marocco con 120 ore di formazione su lingua italiana, educazione civica e sicurezza. Prosegue in Italia con 240 ore di formazione per rafforzare la conoscenza dell'italiano e per le conoscenze tecniche necessarie per operare come installatori e manutentori elettrici e meccanici. Al termine i lavoratori saranno inseriti in diverse realtà della siderurgia italiana: Feralpi, Duferco, Marcegaglia, AFV Beltrame, Acciaierie Venete, ABS Acciaierie Bertoli Safau, Asonext. "L'arrivo e la successiva assunzione di 30 lavoratori marocchini in sette imprese del comparto rappresentano un risultato importante non soltanto per le aziende coinvolte, ma per tutto il settore", sottolinea il presidente di Federacciai Antonio Gozzi evidenziando come questa iniziativa "possa contribuire a colmare il gap di competenze che rischia di limitare le capacità di crescita e sviluppo delle nostre imprese". "La mobilità internazionale non può essere considerata soltanto una risposta alla carenza di personale. Può diventare una componente strutturale delle politiche per il lavoro e della competitività del sistema produttivo, se costruita attraverso percorsi qualificati, sostenibili e strettamente connessi ai fabbisogni espressi dalle imprese e dalle filiere", dice Maria Raffaella Caprioglio, presidente Umana: il progetto 'Ponti d'acciaio' nasce "proprio da questa prospettiva e traduce in un percorso concreto un modello di mobilità internazionale qualificata, costruito a partire dalle esigenze della siderurgia italiana". L'arrivo dei primi 30 tecnici dal Marocco è "un primo risultato concreto di questo lavoro".

Q.Leon--GM